La fine del governo Draghi: si aggrava ulteriormente il disordine della crisi italiana

di Piero Di Siena – Critica Marxista n.4/2022

Se la “via di uscita” fosse la probabile vittoria della destra potrebbe essere in pericolo lo stesso assetto costituzionale. Tramonta l’idea di un “campo largo” di centrosinistra con Pd e 5 Stelle che pure aveva colto qualche affermazione nelle elezioni locali. L’ipotesi incerta di un “centro” nel nome dell’“agenda Draghi”. L’esempio Mélenchon e le divisioni indotte dalla guerra di Putin.

All’indomani della crisi del governo Draghi, dello scioglimento delle Camere e dell’indizione delle elezioni politiche a settembre è lecito chiedersi se si intravvede una via di uscita dal “grande disordine sotto il cielo” (per parafrasare Mao Tse tung) che da oltre un decennio affligge la politica italiana.

Continua a leggere “La fine del governo Draghi: si aggrava ulteriormente il disordine della crisi italiana”

La lezione delle battaglie perdute

Editoriale di Aldo Tortorella n. 4/2022

Pubblichiamo, dopo questo articolo, le due più rilevanti relazioni presentate in un convegno* dedicato alla memoria di Giuseppe Chiarante, che fu direttore di questa rivista, senatore, dirigente del Pci e del Pds, scomparso dieci anni fa. Lo abbiamo ricordato per opera delle due associazioni che contribuì a fondare. L’una si occupa dei beni culturali, e reca il nome del grande archeologo Bianchi Bandinelli, l’altra – la nostra Associazione per il rinnovamento della sinistra – cerca di partecipare alla ricerca e alle proposte di una nuova cultura per reinventare la latitante sinistra politica italiana.

Le relazioni riguardano l’azione parlamentare e politica di Chiarante su due temi essenziali: la cura e la difesa dello straordinario patrimonio italiano di beni culturali accumulato dalle passate generazioni e lo sforzo per fare della scuola italiana uno strumento pienamente valido a fornire alle nuove generazioni gli strumenti culturali essenziali per vivere coscientemente il tempo loro.

Su entrambi i temi le idee e le proposte di cui Chiarante era autore e portatore, con il suo gruppo parlamentare e il suo partito, ottennero alcuni importanti risultati anche legislativi ma, a guardare la situazione odierna, si deve dire che hanno vinto sostanzialmente idee diverse od opposte.

Continua a leggere “La lezione delle battaglie perdute”

Stati Uniti d’Europa: il momento è adesso

Pasqualina Napoletano, Critica Marxista 2/3-2022

Va superata la subalternità alla politica degli Usa e della Nato.
Ma per una reale politica estera e di difesa è necessario costruire una vera sovranità europea e una strategia autonoma. Agire per pace e disarmo. La spesa militare è già quattro volte quella russa.
Riprendere il progetto originario di un nucleo federale basato su una Costituzione e istituzioni pienamente democratiche.

Continua a leggere “Stati Uniti d’Europa: il momento è adesso”

Idee per il mondo nuovo

Editoriale di Aldo Tortorella 2/3-2022

C’era un altro mondo in quel 1984, quando Berlinguer moriva parlando al suo popolo in un comizio per il rinnovo del Parlamento europeo, la seconda elezione a suffragio universale. Esisteva ancora l’Unione Sovietica, sebbene in crescente declino per gli antichi errori e anche per la ormai perdente invasione dell’Afganistan. La guerra fredda conosceva un’impennata per la “crisi dei missili” (l’istallazione di missili sovietici a medio raggio nella Germania orientale, allora Repubblica democratica tedesca, e di analoghi missili americani nell’Europa occidentale, Italia compresa). La rivoluzione elettronica era iniziata da poco e quella digitale era appena agli albori.

Continua a leggere “Idee per il mondo nuovo”

Stellantis Italia: i rischi della residualità industriale e occupazionale

Di Davide Bubbico (Dipartimento di Studi Politici e Sociali, Università di Salerno) su Critica Marxista n.1/2022

Quanto pesa ancora l’ex gruppo Fiat e il settore automotive nell’economia nazionale e nell’industria italiana?

È risultato molto frequente negli ultimi anni il richiamo al fatto che l’Italia costituisce ancora la seconda economia industriale dell’Europa. A ben guardare se questo dato è ancora vero in relazione al numero degli addetti e all’incidenza delle produzioni manifatturiere sul Pil (perlomeno tra i paesi dell’Europa occidentale), la geografia della produzione industriale europea si sta spostando sempre di più in direzione dei paesi dell’Europa centro orientale dove oggi è concentrato ormai quasi un terzo dell’occupazione manifatturiera della Ue27 (poco più di 9 milioni di lavoratori su 30). Secondo Eurostat nel 2020 il valore economico della produzione manifatturiera europea ha pesato per il 16,3% del Pil della Ue27, il 20,1% in Germania, il 16,4% in Italia e a seguire, tra i paesi principali del continente, con valori inferiori Spagna (12,1%), Francia (10,5%) e Gran Bretagna (8,6%). Se guardiamo ai paesi dell’Est Europa l’incidenza della produzione industriale, dovuta in larga parte agli Investimenti Diretti Esteri (IDE), è alquanto significativa: dal 16,5% di Polonia e Romania, al 17,5% di Ungheria e Slovacchia fino al 22% della Repubblica Ceca.

Continua a leggere “Stellantis Italia: i rischi della residualità industriale e occupazionale”

Il conflitto in Ucraina e il patto non scritto tra Gorbaciov e Baker

Di Paolo Soldini su Critica Marxista n.1/2022

L’unificazione tedesca in cambio del contenimento della Nato: è ormai accertato che questo impegno ci fu nel 1990.
Il precedente della crisi dei missili a Cuba nel 1962. L’aggressione di Putin e l’errore di saldare l’unità europea all’alleanza militare della Nato. L’Occidente deve misurarsi col problema della sicurezza della Russia.

Continua a leggere “Il conflitto in Ucraina e il patto non scritto tra Gorbaciov e Baker”

L’origine della guerra e la lezione di Berlinguer

Editoriale di Aldo Tortorella Critica Marxista n.1/2022

La guerra al centro dell’Europa con la brutale aggressione russa all’Ucraina, fuori da ogni diritto internazionale quali che fossero i motivi dichiarati per giustificarla, ha segnato l’inizio di quest’anno nel quale ci preparavamo a ricordare il centenario della nascita di Enrico Berlinguer non solo per motivi affettivi, ma per riflettere sul suo pensiero e sul secolo che è trascorso. Non più il secolo breve di Hobsbawm (tra la prima guerra mondiale e l’89) ma quello che arriva fino a noi e che viene mostrando ciò che scompare e ciò che rimane o ritorna. Come è possibile che la guerra sia tornata in Europa sin da quando fu bombardata Belgrado dalla Nato per strappare alla Serbia il Kosovo? E perché continuano le guerre più o meno (apparentemente) concluse nel Medio e Vicino Oriente o in Libia a pochi chilometri dalle coste siciliane? Da dove viene il nazionalismo che dilaga nel mondo? Perché si è tanto estesa la tendenza che viene chiamata “populismo”? E come è possibile che dopo le catastrofi generate da fascismo e nazismo quelle idee siano tornate a fare proseliti e a costruire organizzazioni? E, mentre scrivo questo articolo, ci si chiede angosciosamente come sia nato e che cosa provocherà questo nuovo incubo della guerra russo-ucraina in atto.

Continua a leggere “L’origine della guerra e la lezione di Berlinguer”

Determinanti delle differenze regionali nell’intensità delle misure restrittive durante la prima ondata del Covid-19

di Ariannna Tassinari (Max Planck Institute for Social Research, Colonia), Demetrio Panarello, (Università di Bologna), Giorgio Tassinari (Università di Bologna), Ignazio Drudi (Università di Bologna), Fabrizio Alboni (Università di Bologna), Francesco Bagnardi (Europea University Institute, Fiesole) 

Introduzione

Una sfida decisiva che i governi hanno dovuto affrontare nella formulazione delle politiche pubbliche di risposta alla crisi del Covid-19 è stata quella di bilanciare la tensione tra salvaguardia della salute pubblica e difesa dell’attività economica per non compromettere il potenziale di crescita economica e prevenire la diminuzione dell’attività economica, con la conseguente perdita di posti di lavoro e di imprese (Anderson et al., 2020). Uno degli aspetti più importanti all’interno di questa antinomia è la questione della scansione temporale e dell’estensione delle restrizioni sulle attività economiche durante il lockdown. In questo articolo affrontiamo il tema del difficile bilanciamento, fonte di forti tensioni politiche e sociali, tra salvaguardia della salute della popolazione e protezione dell’economia.

Continua a leggere “Determinanti delle differenze regionali nell’intensità delle misure restrittive durante la prima ondata del Covid-19”

Qualche nota su pandemia e fine della modernità

Roberto Finelli

L’epidemia globale di Covid-19 è un evento epocale: chiude la fase della modernità che da cinque secoli ha garantito la crescita quantitativa.
La crisi ambientale dimostra che il modello di sviluppo deve mutare.
Il capitalismo aggraverà i conflitti sul controllo delle risorse sempre più scarse.
Un’alternativa può nascere solo costruendo una nuova soggettività contro la logica dominante del calcolo astratto.
Apriamo una discussione.

Continua a leggere “Qualche nota su pandemia e fine della modernità”

Crisi climatica e sociale, transizione capitalistica: spunti per una riflessione

Ugo Mazza

La “crisi climatica”, fortemente intrecciata con la “crisi sociale”, interroga i governi di tutto il mondo; il riscaldamento globale determina fenomeni atmosferici esasperati
che colpiscono sempre più intensamente aree del globo terrestre e le popolazioni più esposte sono costrette a migrare per la desertificazioni o per l’innalzamento del livello del mare; crescono povertà e ingiustizie globali.
Anche il mondo religioso si interroga sul senso di questa crisi; Papa Francesco con la sua Lettera Enciclica Laudato Si’ è intervenuto nel dibattito evidenziando ragioni e responsabilità sistemiche del riscaldamento del globo contrapponendo alla «crescita infinita» il «concetto di limite» ambientale.

Continua a leggere “Crisi climatica e sociale, transizione capitalistica: spunti per una riflessione”