La lezione delle battaglie perdute

Editoriale di Aldo Tortorella n. 4/2022

Pubblichiamo, dopo questo articolo, le due più rilevanti relazioni presentate in un convegno* dedicato alla memoria di Giuseppe Chiarante, che fu direttore di questa rivista, senatore, dirigente del Pci e del Pds, scomparso dieci anni fa. Lo abbiamo ricordato per opera delle due associazioni che contribuì a fondare. L’una si occupa dei beni culturali, e reca il nome del grande archeologo Bianchi Bandinelli, l’altra – la nostra Associazione per il rinnovamento della sinistra – cerca di partecipare alla ricerca e alle proposte di una nuova cultura per reinventare la latitante sinistra politica italiana.

Le relazioni riguardano l’azione parlamentare e politica di Chiarante su due temi essenziali: la cura e la difesa dello straordinario patrimonio italiano di beni culturali accumulato dalle passate generazioni e lo sforzo per fare della scuola italiana uno strumento pienamente valido a fornire alle nuove generazioni gli strumenti culturali essenziali per vivere coscientemente il tempo loro.

Su entrambi i temi le idee e le proposte di cui Chiarante era autore e portatore, con il suo gruppo parlamentare e il suo partito, ottennero alcuni importanti risultati anche legislativi ma, a guardare la situazione odierna, si deve dire che hanno vinto sostanzialmente idee diverse od opposte.

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Sommario n.4/2022

Giuseppe Chiarante, dieci anni dopo

Aldo Tortorella, La lezione delle battaglie perdute. 

Adriano La Regina, Beni culturali: l’occasione mancata di una legge all’avanguardia. 

Giorgio Macciotta, La scuola e la cultura come leve essenziali del rinnovamento italiano.  

Osservatorio

Piero Di Siena, La fine del governo Draghi: si aggrava ulteriormente il disordine della crisi italiana.

Paolo Soldini, Le conseguenze economiche della guerra: per ora ci rimette l’Europa.

Laboratorio culturale

Guido Liguori, La teoria gramsciana dei Consigli di fabbrica (1919-1920).

Livio Boni, Gramsci e Freud tra i Quaderni e le Lettere: i due versanti di una ricezione indiretta.

Giulio Di Donato, La crisi dei corpi intermedi nell’epoca della tecnopolitica.

Andrea Fedeli, Il Piano del lavoro della Cgil del 1949 e la costruzione della democrazia italiana.

Schede critiche

Manfredi Alberti, Storia globale del capitalismo dal 1860 al 191467

Giuseppe Cotturri, La proprietà come invenzione

Claudio De Fiores, Oltre gli Stati, per una Costituzione della Terra

Alberto Leiss, Quanto è vicina la Cina?

Michaela Ciobanu, La guerra tra filosofia e politica

Giuseppe Quattromini, Rivoluzione passiva e «crisi organica globale»

Lelio La Porta, Gramsci cronista musicale

Alberto Simonetti, Dante presenza critica tra filosofia, politica e letteratura

Lelio La Porta, Gli intellettuali e la politica

Stati Uniti d’Europa: il momento è adesso

Pasqualina Napoletano, Critica Marxista 2/3-2022

Va superata la subalternità alla politica degli Usa e della Nato.
Ma per una reale politica estera e di difesa è necessario costruire una vera sovranità europea e una strategia autonoma. Agire per pace e disarmo. La spesa militare è già quattro volte quella russa.
Riprendere il progetto originario di un nucleo federale basato su una Costituzione e istituzioni pienamente democratiche.

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Idee per il mondo nuovo

Editoriale di Aldo Tortorella 2/3-2022

C’era un altro mondo in quel 1984, quando Berlinguer moriva parlando al suo popolo in un comizio per il rinnovo del Parlamento europeo, la seconda elezione a suffragio universale. Esisteva ancora l’Unione Sovietica, sebbene in crescente declino per gli antichi errori e anche per la ormai perdente invasione dell’Afganistan. La guerra fredda conosceva un’impennata per la “crisi dei missili” (l’istallazione di missili sovietici a medio raggio nella Germania orientale, allora Repubblica democratica tedesca, e di analoghi missili americani nell’Europa occidentale, Italia compresa). La rivoluzione elettronica era iniziata da poco e quella digitale era appena agli albori.

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Sommario 2/3-2022

I cento anni di Berlinguer 

Aldo Tortorella, Idee per il mondo nuovo

Francesco Barbagallo, Democrazia socialista e sviluppo equilibrato

Gianni Cuperlo, Segretario del partito, non partito del segretario

Marco Fumagalli, Un politico amato dai giovani e che cercò di comprenderli

Sergio Gentili, La difficile conquista di una coscienza ambientalista

Gianfranco Nappi, Un nuovo scenario per un mondo pacifico e giusto

Lalla Trupia, Dalla “questione” alla “rivoluzione” femminile

Livia Turco, Lo scambio con Bettazzi e la questione cattolica

Vincenzo Vita, 1984: George Orwell e l’anno orribile

Chiara Valentini, Klaus Pumberger, La vita di Berlinguer tradotta in tedesco

Osservatorio – La guerra e la pace 

Alberto Negri, La deriva continentale aperta dalla guerra

Pasqualina Napoletano, Stati Uniti d’Europa: il momento è adesso

Michele Mezza, Le tecnologie in battaglia possono cambiare la politica?  

Elisa Marincola, L’informazione embedded

Alberto Leiss, «Le guerre giuste non esistono». La nonviolenza di Francesco 

Laboratorio culturale 

Massimo Pivetti, Sulla teoria moderna del sovrappiù come economia politica neomarxiana

Marco Gatto, Lukács e Gramsci: un confronto sui temi letterari ed estetici

Lelio La Porta, Gramsci, Lukács e la critica a Bucharin

Ripensando il passato 

Corrado Morgia, «Ho fatto quello che si doveva fare». Intervista a Marisa Cinciari Rodano

Stellantis Italia: i rischi della residualità industriale e occupazionale

Di Davide Bubbico (Dipartimento di Studi Politici e Sociali, Università di Salerno) su Critica Marxista n.1/2022

Quanto pesa ancora l’ex gruppo Fiat e il settore automotive nell’economia nazionale e nell’industria italiana?

È risultato molto frequente negli ultimi anni il richiamo al fatto che l’Italia costituisce ancora la seconda economia industriale dell’Europa. A ben guardare se questo dato è ancora vero in relazione al numero degli addetti e all’incidenza delle produzioni manifatturiere sul Pil (perlomeno tra i paesi dell’Europa occidentale), la geografia della produzione industriale europea si sta spostando sempre di più in direzione dei paesi dell’Europa centro orientale dove oggi è concentrato ormai quasi un terzo dell’occupazione manifatturiera della Ue27 (poco più di 9 milioni di lavoratori su 30). Secondo Eurostat nel 2020 il valore economico della produzione manifatturiera europea ha pesato per il 16,3% del Pil della Ue27, il 20,1% in Germania, il 16,4% in Italia e a seguire, tra i paesi principali del continente, con valori inferiori Spagna (12,1%), Francia (10,5%) e Gran Bretagna (8,6%). Se guardiamo ai paesi dell’Est Europa l’incidenza della produzione industriale, dovuta in larga parte agli Investimenti Diretti Esteri (IDE), è alquanto significativa: dal 16,5% di Polonia e Romania, al 17,5% di Ungheria e Slovacchia fino al 22% della Repubblica Ceca.

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Il conflitto in Ucraina e il patto non scritto tra Gorbaciov e Baker

Di Paolo Soldini su Critica Marxista n.1/2022

L’unificazione tedesca in cambio del contenimento della Nato: è ormai accertato che questo impegno ci fu nel 1990.
Il precedente della crisi dei missili a Cuba nel 1962. L’aggressione di Putin e l’errore di saldare l’unità europea all’alleanza militare della Nato. L’Occidente deve misurarsi col problema della sicurezza della Russia.

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L’origine della guerra e la lezione di Berlinguer

Editoriale di Aldo Tortorella Critica Marxista n.1/2022

La guerra al centro dell’Europa con la brutale aggressione russa all’Ucraina, fuori da ogni diritto internazionale quali che fossero i motivi dichiarati per giustificarla, ha segnato l’inizio di quest’anno nel quale ci preparavamo a ricordare il centenario della nascita di Enrico Berlinguer non solo per motivi affettivi, ma per riflettere sul suo pensiero e sul secolo che è trascorso. Non più il secolo breve di Hobsbawm (tra la prima guerra mondiale e l’89) ma quello che arriva fino a noi e che viene mostrando ciò che scompare e ciò che rimane o ritorna. Come è possibile che la guerra sia tornata in Europa sin da quando fu bombardata Belgrado dalla Nato per strappare alla Serbia il Kosovo? E perché continuano le guerre più o meno (apparentemente) concluse nel Medio e Vicino Oriente o in Libia a pochi chilometri dalle coste siciliane? Da dove viene il nazionalismo che dilaga nel mondo? Perché si è tanto estesa la tendenza che viene chiamata “populismo”? E come è possibile che dopo le catastrofi generate da fascismo e nazismo quelle idee siano tornate a fare proseliti e a costruire organizzazioni? E, mentre scrivo questo articolo, ci si chiede angosciosamente come sia nato e che cosa provocherà questo nuovo incubo della guerra russo-ucraina in atto.

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Sommario n.1/2022

Editoriale
Aldo Tortorella
, L’origine della guerra e la lezione di Berlinguer

Osservatorio
Paolo Soldini
, Il conflitto in Ucraina e il patto non scritto tra  Gorbaciov e Baker

Piero Di Siena, Il bis di Mattarella nella dirompente crisi organica italiana

Claudio Treves, Un primato italiano: bassi salari e bassa produttività

Davide Bubbico, Stellantis Italia: i rischi di residualità industriale e occupazionale

Laboratorio culturale

Attilio Trezzini, L’archivio Garegnani: le tracce di un grande intellettuale

Alessandro Barile, Rossanda e la politica culturale del Pci negli anni Sessanta

Fabrizio Marino, Democrazia diretta e rappresentanza

Giorgio Pagano, Gramsci oltre Gramsci: il dibattito della sinistra nella seconda metà del Novecento

Maurizio Auriemma, Marx e la teoria politica

Schede critiche

Fabio Vander, Il nome della sinistra

Francesco Marola, Letteratura e democrazia in Lukács

Vincenzo Galatioto, Per leggere Il capitale