La lezione delle battaglie perdute

Editoriale di Aldo Tortorella n. 4/2022

Pubblichiamo, dopo questo articolo, le due più rilevanti relazioni presentate in un convegno* dedicato alla memoria di Giuseppe Chiarante, che fu direttore di questa rivista, senatore, dirigente del Pci e del Pds, scomparso dieci anni fa. Lo abbiamo ricordato per opera delle due associazioni che contribuì a fondare. L’una si occupa dei beni culturali, e reca il nome del grande archeologo Bianchi Bandinelli, l’altra – la nostra Associazione per il rinnovamento della sinistra – cerca di partecipare alla ricerca e alle proposte di una nuova cultura per reinventare la latitante sinistra politica italiana.

Le relazioni riguardano l’azione parlamentare e politica di Chiarante su due temi essenziali: la cura e la difesa dello straordinario patrimonio italiano di beni culturali accumulato dalle passate generazioni e lo sforzo per fare della scuola italiana uno strumento pienamente valido a fornire alle nuove generazioni gli strumenti culturali essenziali per vivere coscientemente il tempo loro.

Su entrambi i temi le idee e le proposte di cui Chiarante era autore e portatore, con il suo gruppo parlamentare e il suo partito, ottennero alcuni importanti risultati anche legislativi ma, a guardare la situazione odierna, si deve dire che hanno vinto sostanzialmente idee diverse od opposte.

Per i beni culturali, sul primato della tutela curata dagli studiosi del ramo ha prevalso l’idea dell’uso consumistico con il relativo lassismo (“suvvia, non esageriamo…”) e i relativi addetti. Per la scuola piuttosto che la priorità che le spetterebbe rispetto a ogni altro impegno pubblico ha prevalso la lesina, a partire dal trattamento dei docenti, e in luogo della sua funzione di leva per una qualche consapevolezza critica dei giovani, si è affermata piuttosto la tendenza alla dequalificazione. Battaglie perdute, viene da dire, usando il linguaggio bellico abituale. Ma si trattava di pretese infondate o di proposte giuste e utili? E se si pensa che fossero giuste e utili, come io penso insieme a molti altri, bisogna chiedersi perché sono state superate da tendenze opposte.

Sono domande che ancor più si attagliano alla storia politica del comunista italiano Chiarante, battuto, come altri di noi, nel tentativo di impedire la dissoluzione del Pci pur volendo una sua riforma. E si potrebbe dire battuto due volte perché egli, che era entrato nel Pci dopo aver abbandonato la Dc, vedrebbe oggi alla testa del Partito democratico, ultima metamorfosi degli avanzi del Pci, numerosi ex democristiani piuttosto fedeli a se stessi anche per il corso politico che seguono. Fu dunque un abbaglio quello del giovane Chiarante come quello di altri esponenti della Dc che passarono al Pci o c’erano motivi fondati per quella loro scelta? Ma se si pensasse che i motivi fondati ci fossero allora bisognerebbe vedere se hanno qualcosa da dirci oggi o se il ricordo di un compagno (…)

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